Il nuovo regolamento della EU richiede un cambio di mentalità
Il nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR) non rappresenta una rivoluzione improvvisa per le aziende italiane. Molte realtà partono infatti da una posizione di vantaggio: ottimizzazione di peso e volume, attenzione ai materiali, rispetto delle normative su sostanze e sicurezza sono già pratiche diffuse.
Il cambiamento introdotto dal PPWR è più sottile, ma molto più profondo: non riguarda tanto cosa si fa, quanto come e perché lo si fa. Dal 2026, e in modo progressivamente più stringente, le aziende dovranno dimostrare che le soluzioni adottate sono strutturate, coerenti e progettate in funzione del regolamento.
Ottimizzare il packaging non è più solo una buona pratica interna: diventa un requisito verificabile e dimostrabile.
Dalla certificazione alla conformità ambientale
Uno dei primi cambi di paradigma riguarda il tema delle certificazioni. Con il PPWR, la conformità non si esaurisce più nel possesso delle singole certificazioni (REACH, RoHS, PFAS), che restano necessari ma non sufficienti.
Dal 2026, chi immette un imballaggio sul mercato dovrà essere in grado di rilasciare una Dichiarazione di Conformità PPWR, che integra le certificazioni esistenti come evidenze tecniche, ma valuta l’imballaggio come sistema.
Il focus si sposta quindi:
- dal singolo materiale;
- alla coerenza dell’intera soluzione di imballaggio.
Un materiale può essere conforme alle normative vigenti, ma l’imballaggio nel suo complesso può non esserlo rispetto al PPWR. La conformità nasce dalla progettazione, non da una verifica “a valle”.
Monomateriale e semplificazione: perché diventano centrali
Un messaggio chiaro del PPWR è la riduzione della complessità degli imballaggi. Non per ragioni estetiche, ma per una motivazione tecnica precisa: la riciclabilità reale.
Il regolamento non vieta le soluzioni multicomponente, ma introduce un principio fondamentale: un imballaggio è conforme solo se non ostacola il riciclo nella pratica.
In questo contesto, il monomateriale è più facilmente:
- identificabile;
- selezionabile;
- riciclabile;
- documentabile.
È però importante chiarire che monomateriale non significa automaticamente riciclabile. La riciclabilità è sempre il risultato di scelte progettuali coerenti con le filiere di raccolta e riciclo effettivamente disponibili.
Negli imballaggi di protezione, la complessità risponde spesso a esigenze funzionali reali. Il PPWR non chiede di rinunciare alle prestazioni, ma di ripensarle in modo più efficiente, integrando funzione e conformità.
Riciclabilità reale e riciclabilità nominale
Dal 2026, e ancora di più dal 2030, il PPWR richiede che gli imballaggi siano compatibili con i sistemi di raccolta, selezione e riciclo realmente operativi nei diversi Paesi dell’Unione Europea.
Un imballaggio può essere dichiarato riciclabile “sulla carta”, ma non esserlo nella pratica se:
- non viene correttamente intercettato nella raccolta;
- non è riconosciuto dagli impianti di selezione;
- la sua struttura impedisce il riciclo a fine processo.
La riciclabilità non è una proprietà astratta del materiale, ma il risultato di un progetto coerente. Per le aziende questo implica un cambio di approccio: non basta più scegliere un materiale riciclabile, serve progettare l’imballaggio in funzione del suo reale utilizzo e fine vita.
Redesign degli imballaggi di protezione: una conseguenza naturale
Conformità, semplificazione e riciclabilità reale portano inevitabilmente a un tema chiave: il redesign degli imballaggi di protezione.
Il PPWR non richiede un semplice aggiornamento documentale, ma un vero cambio di approccio progettuale. Per molti imballaggi di protezione questo significa ripensarne il design, integrando:
- prestazioni tecniche;
- riduzione di peso e volume;
- criteri di riciclabilità reale;
- conformità normativa.
Un redesign efficace non è un intervento correttivo di fine percorso, ma un processo progettuale strutturato, che richiede competenze su materiali, filiere di riciclo e performance di protezione.
Il ruolo dei fornitori nella nuova conformità PPWR
Dal 12 agosto 2026, la responsabilità della conformità resta formalmente in capo a chi immette il prodotto sul mercato. Nella pratica, però, questa responsabilità è inseparabile dal ruolo dei fornitori di imballaggi.
Il PPWR non chiede solo imballaggi conformi, ma imballaggi progettati per essere conformi e documentati in modo dimostrabile.
Questo cambia profondamente il rapporto cliente–fornitore. Non basta più fornire un prodotto: serve contribuire al progetto di conformità del cliente, affiancandolo nella:
- progettazione;
- semplificazione;
- valutazione della riciclabilità;
- preparazione della documentazione.
La differenza, dal 2026, non sarà tra chi fornisce imballaggi, ma tra chi è in grado di progettarli per il futuro.
Dal requisito al progetto: il vero significato del PPWR
Il PPWR non chiede di fare cose completamente nuove. Chiede di farle in modo diverso.
Il 2026 non è un punto di arrivo. È l’inizio di un nuovo modo di pensare e progettare il packaging, in particolare quello di protezione.
La vera domanda, oggi, non è se adeguarsi al PPWR, ma come affrontarlo: come una somma di obblighi o come un progetto strutturato, capace di generare valore nel tempo.
Se il packaging è pensato per funzionare nella realtà – nelle filiere di riciclo, nei processi logistici, nelle esigenze del prodotto – allora la conformità non è un vincolo, ma una conseguenza naturale della progettazione.
E voi siete pronti?


